
Lecco il mio lecca lecca a chiocciola rosso e nero, mentre cammino mano nella mano con Frankie, a ricreazione, per il parco nebbioso di Beauxbatons. La sua mano calda mi riscalda la mia infreddolita, mentre ci dirigiamo verso un grande albero di mele, ormai completamente spoglio. Le cose tra me e Frank vanno molto bene, è fantastico, non sono mai stata innamorata e ora finalmente so cosa significa esserlo.
« Sai, quasi avevo dimenticato il suono della tua voce… », dice Frankie, mentre ci sediamo a terra, sul soffice prato.
« Anch’io… »
« Se non fosse successo quel casino con la tua voce a quest’ora eri la mia cantante »
« Già… ma credo che sia giusto continui a esserla Angie… »
« Quella ragazzina è davvero in gamba », dice con un mezzo sorriso, appoggiandosi con la schiena al tronco dell’albero. Potrei anche fare un altro provino per spiazzare Angie dal suo ruolo nei Black Roses, ma non sarebbe giusto. Sarei capace di farlo, ma per il momento la cosa che mi interessa di più è vendicarmi di Domitille e Aethereally.
« Posso darti un consiglio? », la voce di Frank mi risveglia dai miei pensieri, riportandomi alla realtà.
« Certo »
« Non fare del male a Dom e a Aeth. Per favore », mi si gela il sangue nelle vene. Sembrava quasi che mi avesse letto nel pensiero. Mi sistemo una ciocca di capelli dietro l’orecchio, come faccio di solito quando sono imbarazzata. Avevo paura di parlare.. non volevo dirgli le mie intenzioni e quelle di Eug e Man. Non deve sapere della nostra vendetta.
« Perché dici questo? »
« Perché ti conosco e so che faresti ciò »
« No, non… » - la voce mi si strozza un attimo - « … lascia stare, Frankie… »
« Promettimi che non farai niente… »
« Se la meriterebbero una bella punizione. E non una qualunque come ha fatto la preside! Quelle meritano l’espulsione! »
« Ma dopo vai nel torto tu… io ti credo. A questo punto so al 100% che sono state loro. Domitille ha il coraggio di fare qualsiasi cosa… »
« Allora non credi che meriterebbero qualcosa di più che una semplice punizione nell’ufficio della preside? Frank hanno preso in giro tutti. Persino te. E hai rischiato di morire a causa loro »
« Promettimi che non farai nessuna vendetta Morg. Promettimelo », panico. Non potevo prometterglielo… anche perché, voglio vendicarmi, costi quel che costi. In nome di tutti. Deglutisco, mentre un fiume di dubbi e preoccupazioni scorrono velocemente nella mia testa. Frankie mi guarda negli occhi, in attesa di una risposta. Il suo sguardo mi tiene inchiodata lì, a sedere. Sospesa su un filo, con la paura di cadere, di sbagliare. Non voglio mentirgli. Non voglio promettergli il falso. Una voce di velluto mi fa sobbalzare, rompendo quell’atmosfera soffocante.
« Morgana… », la piccola Angelique mi guarda con quei suoi occhioni profondi, color cielo. Un velo di rabbia e di delusione accompagna il suo sguardo bellissimo. Non sono mai andata tanto d’accordo con lei. Mi ha sempre trattata male solo perché credeva di essere diventata la migliore amica della sorella e, di conseguenza, mi trattava come una pezza da piedi. Non mi faceva né caldo né freddo quando mi veniva a rompere le scatole, anche perché si trattava di una ragazzina di undici anni, non è il caso di abbassarsi a tali livelli. E ora, vederla qui, davanti a me, con quegli occhi che parlano da soli, mi viene da ridere.
« Posso parlati un attimo in privato? », continua la piccola, con gentilezza. Mi volto verso Frank che mi guarda abbattuto per non aver ricevuto una mia risposta. Mi avvicino schiocchiandogli un bacio sulle labbra.
« Ci vediamo a pranzo », dico mentre mi alzo in piedi. Lui mi saluta sorridendomi, mentre si dirige verso Daniel che sedeva poco più in là.
« Dove mi porti? », domando camminandole affianco.
« In ufficio di Enzus Paul e Gelsomina, il posto più sicuro a quest’ora »
***
La piccola stanzetta dei famosi bidelli è vuota, nessuno in vista. Il luogo è umido e piccolo. La scrivania in legno è tutta disordinata. Una scatola già aperta di cioccolatini al caffè a forma di cuore richiama il mio sguardo, facendomi venire l’acquolina in bocca. Una moltitudine di fogli e libri di ricette sovrasta il povero tavolo malridotto.
« Vogliamo sederci? », mi sussurra Angie, sedendosi su una delle due sedie in quercia. Anch’io a mia volta mi siedo, fregando un cioccolatino dalla scatola a cuore.
« No! Sei matta? Sono i cioccolatini di Gelsomina! Glieli ha regalati Enzus per il ballo di Halloween… Lei li conta ogni volta per vedere se qualcuno glieli ruba! E se se ne accorge… è la fine. Quella donna è terribile… »
« Quanto storie. Che venga a lamentarsi. Ma non siamo venute qui per questo vero Angelique? », dico gustandomi il dolce. La ragazzina mi guarda con occhi lucidi, quasi non scoppia a piangere.
« Domitille… mi ha ingannata », quelle parole piene di tristezza mi toccano il cuore. Deve averla proprio quella canaglia. Un po’ mi dispiace… Domitille è riuscita a fregare pure sua sorella.
« Mi ha usata solo per farti del male… io… mi dispiace. Pensavo che mia sorella mi volesse bene veramente e… »
« Angie tua sorella ti vuole bene. Solo che è perfida. La più perfida di tutte. Ma ti vuole bene »
« No! Non è vero! Allora perché ha fatto questo?! »
« Per raggiungere i suoi scopi! Perché è fatta così, lo sai… »
« Voglio solo che la smetta… voglio che la smetta di essere così cattiva. »
« Io un’idea ce l’avrei… », stavo per dirle del mio piano, senza volere… ma infondo, non sarebbe male se partecipasse alla vendetta anche Angie, no?
Una porta sbattere. Dei passi rimbombano lontani nelle mie orecchie… Sensazioni troppo forti mi toccano l’anima, facendomi rabbrividire. Sento l’aria salirmi per le narici e arrivare ai polmoni. Dove sono? Cosa mi succede? Cerco di riaprire gli occhi ma le palpebre pesano come piombo. Non riesco a muovermi… ma dentro sono… sveglia.
« Ciao Morg… », una voce maschile mi rimbomba nelle orecchie, facendomi riassaporare ricordi lieti, abbastanza lontani e impalpabili.
Frank.
Frank è vicino a me, Frank mi sta parlando… sono viva?
« Mi sento uno stupido parlarti in queste condizioni… ma la verità è che mi manchi e… non è possibile che non riesci a svegliarti come me. E non sono riuscito a salvarti… e mi sento in colpa. Mi sento peggio di Domitille e Aethereally. Morg svegliati per favore… ti chiedo solo questo… il resto verrà da solo. Non ti chiedo di amarmi. Non ti chiedo di baciarmi. Non ti chiedo di guardarmi come quel 31 Ottobre. Non ti chiedo di farmi sognare con il tuo raro sorriso. Voglio solo vederti vivere, ancora. Voglio avere la sicurezza che tu stia bene. Ti prego… io… », una lacrima fredda mi bagna la mano, facendomi rabbrividire. Il cuore pulsa più velocemente. Frank… io invece voglio baciarti, voglio sorriderti, voglio stare con te, voglio urlarti in faccia che ti amo.
Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo…
« Ti amo », la gola si riscalda improvvisamente. Un fuoco particolare arde dentro il mio cuore. Avevo appena pronunciato quelle due parole lunghe una vita. Ce l’avevo fatta. Strizzo le palpebre che ora non pesano più di tanto e che pian piano riesco ad aprire. Rimango abbagliata da tutto quel biancore. Richiudo gli occhi brucianti per poi riaprirli poco dopo. Metto a fuoco l’immagine sfocata di Frank, il quale ha il viso rigato da lacrime e gli occhi spalancati. Scatto a sedere avvolgendolo in un forte abbraccio, tra lacrime e felicità. Il suo profumo mi fa sognare, il suo calore mi riscalda il cuore, il suo tocco mi riporta alla realtà… sono tornata.
« Anch’io Morg… anch’io… », farfuglia Frankie con il volto affondato nella mia camicetta da notte bianca. Un silenzio pieno di noi ci avvolge. Ora si può sentire solo il battito dei nostri cuori. Nient’altro.
***
« Bene, il battito cardiaco è tornato normale, la ferita è scomparsa del tutto.. ora devi solo riacquistare le forze. Per oggi rimani qui, da domani potrai tornare alla tua solita routine quotidiana », Madame Cecile finisce di medicarmi, aprendo il grande armadio bianco, decorato da motivi floreali, dove tiene quasi tutte le medicine. Canticchia allegra una strana canzone gettando lo sguardo tra le mille boccette dalle forme più strane.
« Trovato! », esclama la donna, afferrando una piccola ampolla contenente un liquido biancastro.
« Non devi far altro che berne metà oggi dopo pranzo e stasera dopo cena, d’accordo Miss? »
« Certo Madame », dico con un sorriso. Felice. Felice di essermi risvegliata, felice di essere ancora viva, felice di stare con Frank… ora c’è lezione e mi ha abbandonata un momento perché la Fleurdhiver rompeva le scatole. Due voci molto familiari si fanno sempre più vicine.
« No, tornate in classe! Non oso pensare cosa dirà la professores… »
« Ci faccia entrare maledizione! », esclama Manon, interrompendo la frase di Madame Cecile. Eug e Man entrano di corsa nella stanza, con gli occhi pieni di lacrime. Corrono verso di me, saltandomi addosso. Man inizia a darmi chissà quanti baci sulla guancia destra ed Eug mi stritola, senza mai mollarmi. Lacrime di gioia mi rigano il volto, andando poi a scontrarsi con quelle delle mie migliori amiche. I miei tesori più importanti. Di nuovo con me.
« Morg non farlo mai più! Non lasciarci mai più! », la voce vellutata di Gen mi fa versare ancora più lacrime.
« Pensavamo di averti perduta per sempre », singhiozza Mannny, sistemandomi una ciocca di capelli fuxia dietro l’orecchio. Mi asciugo con una mano il viso imperlato di lacrime.
« Vi voglio bene », già e non sapete quanto. Siamo state parecchio tempo abbracciate, in silenzio, sfogando tutto quel dolore accumulato, mai venuti fuori. Dopo esserci calmate, ci siamo messe a sedere su un lettino dell’infermeria e abbiamo parlato dell’incidente nel lago… mi hanno raccontato che un giorno stavano per fare a botte con la Petiticlaire e la Vemieére… poi non è successo niente. Tra Man e Dan le cose non vanno molto bene… tutto questo sempre per colpa di quelle due megere. Ci stanno rovinando la vita… peccato che non abbiano capito che ora loro sono rovinate. Ormai tutta la scuola sa che cosa hanno fatto. E io non starò di certo zitta. Lo dirò alla Fleurdhiver, lo dirò a tutti… devono pagare per tutto quello che hanno fatto. Non solo per la cazzata che hanno fatto a me, ma anche per quello che hanno fatto a Frank, Daniel, Man e a tutte quelle persone che in passato sono state ferite da quel maledetto duo.
« La devono pagare… », Man mi ha letto nel pensiero.
« Ogni volta che le vedo passare vorrei saltarle addosso e ammazzarle di botte », aggiunge Eug con occhi pieni di rabbia. La mia piccola Gen, con il cuore che batte per due ragazzi. Chissà come va adesso con Ozon…
« Io ho intenzione di dire quello che hanno fatto alla Fleurdhiver e a tutta la scuola. So che è da stronzi ma non me ne frega niente. La devono pagare davvero, una volta per tutte », dico mentre le risate di quelle due befane della Petiticlaire e della Vemieére mi rimbombano nella mente.
Vendetta.
Qui ci vuole vendetta.
Il giorno tanto atteso è arrivato. Si può sentire nell’aria… noi studenti siamo impazziti e i professori non da meno… tanti sorrisi sulle bocche di tutti. Occhi che riflettono un ballo meraviglioso, tra le nere candele sospese in aria e zucche dalle mille espressioni sparse in tutta la Sala grande. Le ragazze che sognano ad occhi aperti il proprio cavaliere stringerle a sé e guardarle negli occhi con qualcosa di diverso, con una luce particolare… Niente può andare storto.
Niente.
Ne siamo proprio sicuri?
Mi pettino i corti capelli fucsia, addobbandoli con un sottile cerchietto nero. La lunga e gonfia gonna in pizzo e velluto nero sfiora appena il pavimento. Sistemo meglio il grande fiocco fucsia che circonda l’abito. Il corsetto scuro è già al suo posto, manca solo un particolare… il cappello.
« Man… sei bellissima », dico rimanendo meravigliata mentre la mia amica esce dal bagno avvolta in un abito raffinato in seta nera. I lunghissimi capelli biondi sono raccolti da una complicata crocchia, accompagnata da una spilla a forma di grande conchiglia.
« Grazie… anche tu stai benissimo vestita così », mi dice in un sorriso, arrossendo appena. Ma c’era qualcosa che non andava in lei. Da ieri pomeriggio, dopo l’allenamento di Quidditch. I suoi occhi sono velati da una forte tristezza. Le abbiamo chiesto se c’era qualcosa che non andava ma è rimasta in silenzio. Quasi scoppiava a piangere ieri sera. Cosa c’è che non va?
Forse non vuole rovinarci la festa… probabilmente ce lo dirà il giorno dopo, quando tutto sarà finito. Eug è stata la prima ad essere pronta. La vedo terribilmente agitata… normale date le circostanze.
« Siete pronte? », domanda guardandoci con occhi sognanti. Finisco di mettermi il rossetto rosso e mi sistemo il cappello a cilindro in testa.
« Il tocco dell’artista… », dice Gen, accennando un sorriso che ricambio. Era giunto il momento. Dopo esserci scambiate dei doni meravigliosi, ci dirigiamo in Sala Grande, dove la maggior parte degli studenti già la occupavano. Stringo a braccetto le mie due amiche, con il cuore a mille.
Frank.
Fra pochi istanti l’avrei visto. Fra pochi minuti avremmo ballato insieme. Non ho ancora la mia voce… ma vorrei comunque dirgli apertamente quello che provo per lui. Non riesco ad aspettare… non ce la faccio più.
Arriviamo in Sala Grande: una meraviglia. Candele che volano a mezz’aria, zucche che illuminano l’immensa stanza, il soffitto cosparso da piccoli brillanti dorati che ricordano le stelle. Tanti banchetti agli angoli della Sala, imbastiti di dolciumi e chi più ne ha più ne metta. La grande torta al cioccolato fatta da Gelsomina, la cara moglie di Enzus Paul, è sistemata al centro del banchetto più grande, in bella vista. Gli studenti in maschera occupano la stanza, già in coppia, dando un tocco magico, quasi fiabesco, a Beauxbatons.
Sorrido.
Come si poteva non sorridere alla vista di una tale meraviglia? Le mie due amiche hanno già trovato il loro cavaliere. Eug è andata incontro ad Elias, che la guarda estasiato. Mentre Manon è già in pista a ballare con il suo Daniel. Io… sola, in mezzo a tutto quel movimento di abiti e magia. Cerco con lo sguardo il mio cavaliere che non riesco a trovare… i Black Roses suoneranno alla fine della festa… e se avessero cambiato idea? Se avessero deciso di esibirsi prima? No, Frank mi avrebbe avvisata… Ecco che vedo un ragazzo dall’altra parte della stanza, di fronte alla sottoscritta.
Lui.
Incrocio il mio sguardo con il suo. I suoi occhi verdi, lucidi di meraviglia, mi guardano emozionati. In mezzo a noi le varie coppie di studenti che ballano vivacemente. Ed eccolo passare in mezzo a tutti, come se non esistesse nessuno, esclusi lui ed io. Si avvicina, vestito in giacca e camicia nera, con una cravatta bordò. I pantaloni scuri e le scarpe lucide, gli danno un aria da principe delle tenebre. In mano, a contrasto con i vestiti, una rosa bianca, imperlata da zucchero, racchiude un ciondolo in oro bianco, a forma di rosa, decorata da brillanti. Rimango a guardare l’oggetto con il cuore che batteva a mille e le guance in fiamme.
« Sei… bellissima… », balbetta squadrandomi da capo a piedi. Sorrido felice. Il mio sguardo è pieno della figura di lui.
« Questo è per te… »
« Io… non dovevi… io non ti ho preso niente e… »
« Indossalo sciocchina », mi dice, sorridendomi dolcemente. Mi allaccia la splendida collana al collo.
E’ bellissima, sono senza parole.
Mi afferra con delicatezza il polso, trascinandomi in mezzo alle danze. La musica è lenta ma davvero incantevole. Si addice perfettamente a questo tipo di ballo… Danziamo senza mai separare i nostri sguardi. Sembriamo davvero il principe e la principessa, nel loro castello di cristallo, su in alto nel cielo. Poi, senza neanche accorgermene, avvolta da quell’atmosfera tanto soffice e perfetta, il volto di Frankie si avvicina al mio. Posso sentire il suo fresco profumo… posso sentire il suo respiro… chiudo gli occhi attendendo la collisione del suo bacio… un bacio che aspettavo da tanto e che finalmente è arrivato. Ancora il suo sguardo nel mio… e un altro bacio, più profondo, più emozionante. Ero in paradiso… no, più in alto. Dio, Frank quanto ti amo.
« … Morg », la voce tremolante di Manon interrompe quel momento, riportandomi alla realtà. La guardo ancora con sguardo sognante.
« Morg… io… », gli occhi della mia amica si riempiono di lacrime, guardandomi con tristezza. Aggrotto le sopracciglia, confusa, appoggiandole una mano sulla spalla.
« Che succede Manny? », chiedo con dolcezza, con il cuore che batteva ancora a mille.
« Morg… te lo devo dire. So che questo è molto importante per te… ieri ho sentito quelle schifose della Petiticlaire e della Vemieére parlare di te e della tua voce… », comincia a raccontare la mia amica, affiancata da Dan. Una forte fitta al cuore mi colpisce inaspettatamente, facendomi gemere appena.
« E.. e ho scoperto che hanno rinchiuso la tua voce in una scatolina che hanno poi gettato nel lago! », conclude con voce appena più alta. Sono sconvolta. Sgrano gli occhi, con il sangue che ribolle nelle vene. In tutto questo tempo… sono stata così cieca? Non ho mai notato niente nel lago? Non mi è mai venuto in mente nulla del genere? Fiumi di parole iniziano a scorrermi velocemente nella mente. Gli occhi mi si fanno più lucidi… volevo esplodere. Volevo ammazzare quelle due carogne con le mie stesse mani. Volevo farli veramente del male… Il mio sguardo finisce dall’altra parte della Sala Grande, proprio dove Domitille e Aethereally danzano con i loro cavalieri. Stringo i pugni lungo i fianchi, affondando le unghie nella carne. Guardo Frank infuriata. Dovevo andare a recuperare la scatolina. Dovevo riavere la mia voce. Dovevo dire a Frankie che lo amavo…
« Scusami… », gli sussurro con voce strozzata dal dolore e dalla rabbia. Scappo via, tirando su appena la lunga gonna di seta nera per non inciamparmi. Mi scontro con parecchi studenti, i quali mi guardano scocciati, inconsapevoli di ciò che stava succedendo. Corro più veloce possibile, verso il lago. Perdo il bellissimo cappello a cilindro, realizzato da Eugenie, per strada. Arrivo finalmente in riva al lago, con il volto rigato da lacrime. Maledette megere, maledette stronze… mi fate schifo. Non ho parole, davvero. Guardo il lago, accecata dalla rabbia.
« Per te… », dico, riferendomi a Frank. Mi tuffo nelle acque gelide e oscure, nuotando verso il fondo. Rabbrividisco più volte, nonostante non sentissi poi tanto freddo data la rabbia che mi infuocava il cuore. Una luce dorata risplende alla mia destra.
La scatolina.
Nuoto più velocemente, afferrando l’oggetto per poi risalire in superficie. Apro la scatolina a forma di cuore, gettando via il coperchio bordò. Una sfera di luce dorata mi entra in bocca. Sento la gola riscaldarsi sempre di più, provocandomi una piacevole sensazione. Sorrido soddisfatta, appoggiandomi una mano sul collo. Un rumore strano spegne l’espressione appagata sul mio volto. Qualcosa di viscido mi sfiora le gambe. Un brivido mi percorre la schiena. Inizio a nuotare verso riva, ma prima di riuscire ad arrivare a destinazione, qualcosa mi afferra la caviglia destra, trascinandomi verso il fondo del lago. La stretta si fa più forte e il fiato diminuisce sempre di più… mi guardo attorno impaurita, cercando di capire cosa stesse succedendo. Due occhi rossi più del sangue mi guardano infuriati. Erano enormi. Urlo sott’acqua, avvolta da bollicine di ossigeno. Un altro tentacolo più grosso mi avvolge la vita, riportandomi in superficie. Traggo lunghi respiri, cercando di riprendere fiato.
Urlo, più forte possibile, finalmente con la mia voce. Un mostro gigante, dai viscidi e verdastri tentacoli mi aveva attaccata. Lo avevo risvegliato molto probabilmente. Ecco perché è vietato fare il bagno nel lago… ecco perché ci sono gravi sanzioni per chi osa immergersi in queste acque. Cerco di divincolarmi, tirando pugni al tentacolo che mi stringe in vita. Quell’essere emanava anche una puzza terribile... Trattengo un paio di conati di vomito.
« MOOORG! », l’urlo di Frank mi scombussola… mi volto di scatto, con gli occhi pieni di puro terrore. Vedo Frankie affiancato da Daniel, entrambi con le bacchette in mano.
« CORRETE A CHIEDERE AIUTO, VI PREGO! », urlo con tutta me stessa.
Troppo tardi.
Spine trafiggono la gola dei due ragazzi, i quali cadono a terra immediatamente. Urlo terrorizzata, come non mai. Frank… non dovevi essere qui, non dovevi soccorrermi… non doveva succederti niente. E’ tutta colpa mia tutta…
Silenzio.
Un dolore allucinante mi colpisce la schiena, zittendomi. Sgrano gli occhi, pieni di lacrime. Non riesco più a dire niente, non riesco a muovermi… Sento un male profondo, troppo potente, più grande di me. Abbasso lo sguardo vedendo l’orrore: la mia pancia trafitta da un tentacolo. Lacrime di dolore mi rigano il volto, andandosi poi a mischiare con il liquido rossastro che macchia il mio abito da ballo.
Altro sangue mi risale lungo la gola, fino ad arrivarmi in bocca.
Un angelo imbrattato di sangue.
« Ah… », gemo debolmente, mentre vengo scaraventata nelle acque dalle sfumature bordò, del lago. Posso vedere Dom e Aeth guardarmi terrorizzate, con gli occhi sgranati.
E poi più niente.
Buio.
E’ stato molto piacevole trascorrere una serata con Axel, nonostante fossimo in punizione a sistemare fogli e fogli per quella schifosa della Fleurdhiver. E’ un ragazzo in gamba… non si direbbe dal carattere chiuso che si ritrova, ma mi ha promesso che si impegnerà ad essere più aperto e ad avere una vita sociale più impegnativa, quindi… ho fiducia in lui.
Cammino per i corridoi del grande castello, diretta in giardino, dove le mie amiche mi stavano aspettando. E’ una giornata bellissima, finalmente la pioggia ha pensato di andare altrove. Mentre guardo il sole splendere nel cielo infinito mi viene in mente lui. Dove sarà in questo momento? Perché non riusciamo più a incontrarci, a stare insieme… non passeggiamo più insieme in riva al lago, non vado più alle prove dei Black Roses, non facciamo più gli scemi nel campo di viole sul retro della scuola… non mi batte più il cuore carico di emozioni. Questo perché non gli sto vicina. Forse è anche colpa mia.
Senza forse.
Aver conosciuto persone splendide come Manon ed Eugènie ha stravolto un po’ le cose. Ora ho delle amiche a cui voglio bene, con cui trascorro tutte le giornate assieme. Ora non esiste solo Frank. Prima stavo solo ed esclusivamente con lui. Adesso che ho incontrato altre persone tanto care non mi dedico solo a Frankie. Mi sento una perfetta stronza, un’approfittatrice. Nel primo periodo scolastico, quando Dom e Aeth mi stavano con il fiato sul collo, rovinandomi l’esistenza, stavo sempre con Frank perché mi sentivo protetta, sentivo che almeno qualcuno in questa scuola mi voleva bene…
Non è solo per questo.
Lo amo.
Questo sentimento che si è evoluto da un semplice affetto... così forte ed inconfondibile.
Indelebile nel mio cuore.
Eppure ora mi sento in colpa. Non gli dedico più tanto tempo…
“Non riusciamo più a beccarci in questi giorni… sarà la scuola e le prove…”, mi ha detto ieri in Sala Grande. Perché cerchi di coprire i miei sbagli? La colpevole è la sottoscritta.
Che non sa starti vicino.
Che in questi giorni è piuttosto nervosa.
Che ha perso le speranze nel ritrovare la sua voce.
Che non capisce cosa siano le fitte al cuore.
Che non ha il coraggio di dirti quanto stia male.
Che indossa solo una maschera dal sorriso splendente, fingendo a tutte le persone che le stanno accanto.
Che ti ama e non sa come dirtelo.
« Morg… », una voce maschile mi fa sobbalzare. Sono rimasta tutto il tempo a guardare fuori dalla grande finestra del corridoio a lungo. Senza rendermene conto stavo piangendo.
Lacrime.
Lacrime che provenivano direttamente dal cuore. Lacrime impossibili da fermare. Mi asciugo il bianco viso imperlato di acqua salata. Mi volto rimanendo allibita nel trovarmi di fronte Gabriel. Mi sistemo imbarazzata una ciocca di capelli fucsia dietro l’orecchio. Lo faccio sempre quando voglio nascondere il pianto… ricordo che da piccola mia nonna si arrabbiava e mi diceva che quando piango ho dei bellissimi occhi. Si illuminano.
« Che succede?! », sbotta il ragazzo guardandomi preoccupato. Alzo lo sguardo incrociando il suo.
« Niente… co… come va con Eug? », domando imbarazzata. Stupida. Stupida Morgana, che finge inutilmente. Ormai ti ha vista, perché seppellire le emozioni?
Lacrime.
Ancora, incessanti. Abbasso di nuovo lo sguardo, facendo due passi indietro. Sento la mano di Gabriel prendermi il volto, alzandolo.
« Non tutte le persone sono invulnerabili Holmes… », dice asciugandomi una lacrima. Silenzio. Non avevo bisogno del suo aiuto, non voglio che la gente si preoccupi per me.. ancora…
Un abbraccio.
Il mio respiro si infrange sul suo petto. Le mie lacrime bagnano la sua maglietta. Avevo solo bisogno di essere ascoltata?
Silenzio.
Il pianto è tutto ciò che ho potuto dire.
Giocherello con la fedina in oro bianco che porto nel medio della mano destra, nervosa più del solito. Non sono mai stata in punizione. Soprattutto con un mezzo sconosciuto, che mi da tanto l’impressione di essere freddo come un cubetto di ghiaccio e abbastanza noioso. Mi guardo in attorno, davanti alla porta dell’ufficio della Fleurdhiver , in netto anticipo. Non riuscivo più ad aspettare. Eugènie e Manon mi hanno lasciata qui poco dopo, assieme a Elias e Olivier. Eravamo proprio tutti. A proposito di fratelli… pochi giorni fa Eug ha ricevuto un gufo da suo fratello Jaques. Non gli scrive mai e quando si decide a prendere carta e penna cosa fa? Le manda un libro sulla russa babbana. D’accordo, a Gen piace l’arte, ma dopo tanto che non si sentono le manda un libro del genere? Così, di punto in bianco? C’è qualcosa che non quadra. E dall’espressione di Eugènie anche lei è piuttosto perplessa. Vedremo come si evolvono le cose…
« Già arrivata? », una voce maschile mi fa sobbalzare. Mi giro di scatto, trovandomi di fronte Axel. Solito aspetto oscuro e maledetto, con quegli occhi verdi velati dal mistero. E’ così egocentrico… parla quella dai capelli fucsia.
« Ero piuttosto agitata… », dico sorridendo appena al ragazzo. Cos’è tutta questa confidenza? In questo ultimo periodo mi sta succedendo qualcosa. Merito di Frankie e delle mie amiche, ovviamente.
« Per cosa? », mi chiede il ragazzo guardandomi perplesso.
« Non lo so… »
« Capisco… », conclude in un piccolo sospiro, bussando alla porta dell’ufficio. La voce squillante della Fleurdhiver urla di accomodarci. Axel apre la porta della piccola stanzetta decorata in pessimo stile, rigido e antico, tipico di una donna anziana. Peccato che la prof sia abbastanza giovane.
« Prego, accomodatevi…», ci dice la donna, mostrandoci due sedie in legno scuro.
« Questa sera, inizierete con il riordinare tutti i test Theastral di stamattina, in ordine alfabetico », dice con una strana nota di compiacimento nella voce. Bastarda. Ci gode solamente a farci sgobbare in quel modo…
« Tutto entro il coprifuoco scolastico, ovviamente… buon lavoro, vi lascio… », conclude, uscendo dalla stanza con un sorriso soddisfatto stampato sulle labbra. Axel saluta educatamente, mentre io mi limito a bruciare con lo sguardo le due pila di fogli davanti a noi. Tiro fuori una Marlboro dalla borsetta, portandomela alla bocca.
« Lo sai che non si può fumare qui, vero? », mi precisa Axel, guardandomi male. Non mi interessava, se quella bastarda della Fleurdhiver voleva ritrovarsi tutti quei test di Trasfigurazione in ordine, può anche accettare il mio fumo, senza storie. In questi giorni, a causa del mio nervosismo, fumo di più. Di solito mi facevo fuori due sigarette al giorno… niente di più. Adesso sto cominciando ad abusarne.
« Certo… e non me ne frega niente », rispondo, iniziando a prendere un blocco di fogli. Axel fa lo stesso. Sembra molto tranquillo. Come fa a mantenere la calma in una situazione del genere?
« Da quanto tempo è che sei a Beauxbatons? », mi domanda, concentrato sui fogli.
« Da neanche un anno… sono arrivata da poco. Prima abitavo in Canada… »
« Ti sei subito trovata bene? »
« Direi di no… », dico in un sorriso sarcastico, ripensando ai primi giorni e a tutti gli scherzetti che la Petiticlaire e la Vemieére mi giocavano per Frank. « Tu invece ti trovi bene? », domando dando l’ultimo tiro alla mia sigaretta, per poi spegnerla per terra. Axel si blocca, senza riuscire a rispondermi. I suoi occhi guardano lucidi il test di Séline Sacrecoeur, rimanendo in silenzio. Mi mordo la lingua, pensando di aver detto qualcosa di sbagliato. Poco dopo il ragazzo mi sorride tristemente.
Ho toccato un tasto sbagliato?
« Non saprei… fino a ieri mi sentivo diverso… poi ho preso una decisione », dice abbassando lo sguardo. Seguono attimi di silenzio imbarazzante. Mi sentivo un po’ in colpa.
« E… quale sarebbe? », azzardo con voce più bassa e insicura.
« Piantarla di fuggire alla vita e concentrarmi solo ed esclusivamente allo studio e al disegno. In questi anni non ho mai legato particolarmente con nessuno per il mio carattere chiuso… »
« Beh, in qualche modo anch’io sono stata fredda e taciturna… poi questa scuola mi ha cambiata. E’ stato stranissimo, senza accorgermene mi sono “addolcita”… Merito delle gente che ho conosciuto… »
« Appunto per questo.. ho bisogno di conoscere nuove persone », dice sistemandosi una ciocca di capelli neri, dietro l’orecchio. Sorride, come soddisfatto di essersi liberato di un peso, di essersi aperto a me.
Non è male infondo questo ragazzo. Ha solo bisogni di amici. Tutti ne abbiamo bisogno.
Distesa a terra, sull’umida erba del prato vicino alla scuola.
Sola.
Un momento di riflessione. Per quello che sta succedendo. Per le fitte al petto e per la mia voce. Due problemi irrisolti. Due problemi che mi sto portando dietro già da un bel po’. E in tutto questo tempo non sono riuscita a trovare una soluzione. Che merda. Sono troppo arrabbiata. Troppo. Non è giusto che queste cose capitano solo a me. Non è giusto che succedano poco prima del ballo. Rimango a guardare il cielo, stranamente limpido, coperto da poche candide nuvole. Perché anche il mio umore non può essere così sereno? Sento dei passi provenire dietro di me. Bisbigli femminili invadono la mia quiete. Un profumo troppo dolce ed intenso risale per le mie narici, disgustandomi. Mi alzo a sedere, girandomi di scatto.
« Holmes, te ne vai già? », mi chiede Samantha, con una mini così corta da mostrare quasi il sedere. Dietro, le altre due scagnozze ridono come due dementi. Rimango in silenzio, recuperando la mia borsetta nera di Paul Frank.
« Dove credi di andare?! », dice Natasha, spingendomi a terra. Non credo sia il momento più adatto per un stupido litigio posto su principi ridicoli e demenziali. Oltretutto adesso che il mio umore è più nero della pece. Mai stuzzicare Morgana Holmes quando ha la luna storta…
« Dobbiamo chiarire una cosa rozza », dice con tono serio Samantha. I suoi occhi azzurri mi fissano duri, pieni di odio nato dal nulla.
Rozza? A chi scusa?
« Per una buona volta… smettila di metterti in mostra con il NOSTRO rosa! Sei l’unica della scuola non barbie che si veste di rosa! Tu e la tua stupida musica e il tuo stupido stile dovete stare alla larga dal nostro colore! », esclama infuriata, gesticolando inutilmente. Non riesco più a stare zitta, mi verrebbe voglia di mollarle due schiaffi ma mi trattengo. Sono sempre stata contro questo genere di cose.
Anche se, quando ci vuole, ci vuole.
« Chiudi il becco barbie, non è giornata. Donna avvisata, mezza salvata », dico a denti stretti, alzandomi da terra. Deborah che era stata zitta tutto il tempo, si fa avanti.
« Dove credi di andare, non abbiamo finito! »
« Io invece credo proprio di sì », continuo a denti stretti, con il sangue che ribolle nelle vene. Samantha mi afferra per un polso.
Non. Doveva. Farlo. Loro non mi devono toccare. Quella loro manine tanto curate devono rimanere al loro posto.
« Hai presente Frankie? E come puoi non avercelo presente… », continua Samantha facendosi più vicino. No. Questo è troppo. Frank non si tocca, non lo devono neanche nominare...
« Sarà mio se non cambi atteggiamento… », quelle parole. Arrivano direttamente al cuore. Ecco che la mia pazienza finisce. Rabbia… La mano parte senza avere il tempo di ragionare, senza riuscire a mantenere il controllo. Ed ecco che tiro un forte schiaffo in faccia a Samantha. La rosea pelle della ragazza si fa sempre più rossa. Gli occhi azzurri si riempiono di lacrime. Di rabbia? Di vergogna? Di dolore? Chi lo sa, ma non mi importa.
« Sei una bambina. Una stupida bambina viziata. Questo schiaffo è anche da parte di tua madre che credo non ti abbia mai toccato in tutta la tua inutile esistenza. Impara a crescere e a guardarti attorno: non esisti solo tu, Samantha Fleurin. », dico in tono severo, rimanendo a guardare la bionda che si accarezza la guancia dolorante, senza dire una parola. Deborah e Natasha rimangono a guardarmi a bocca aperta, con occhi sgranati. Quel discorso vale anche per loro. E’ ora che qualcuno glielo metta ben in chiaro. Anche se, dubito che cambieranno. Mi allontano dalle tre, nervosa come non mai. Mi accendo una sigaretta e ne aspiro una lunga boccata, mentre mi dirigo verso il castello.
***
La Sala Grande pullula di studenti, indaffarati negli ultimi ritocchi decorativi per la festa che si terrà il 31. Altri danno l’ultima sistemata al loro abito per il ballo. Io, Manon ed Eugènie, sediamo su un lungo divano, ripassando Rune Antiche, per il test che si terrà poco dopo.
« Che schifo, odio Rune Antiche… », dico acida, rileggendo svogliata gli ultimi argomenti fatti con la professoressa Dufrais. Le due ragazze mi guardano stupite. Non mi sono mai lamentata con lo studio. Diciamo che vado abbastanza bene a scuola… Chiudo il libro di scatto, gettandolo su un tavolo lì vicino.
« … Qualcosa non va? », mi domanda Eug, sempre premurosa con la sottoscritta. Mi massaggio le tempie, cercando di alleviare tutto quel nervoso accumulato.
« Tutto non va. E ci mancavano solo quelle tre imbecilli a peggiorare la situazione », dico fredda, a braccia conserte.
« Oddio… quelle oche della Fleurin e co? Io dico che uno di questi giorno prendono un bel ceffone in faccia, se non la smettono di rompere… », sbotta Manny con sguardo severo. Sorrido divertita da quelle parole. Manon a volte mi da l’impressione di leggere nel pensiero… Le mie due amiche mi guardano confuse, cercando di capire il significato di quel strano sorrisino apparso sulle mie labbra. Eug scoppia a ridere esclamando:
« No… no, Morg, l’hai fatto?! », annuisco, scoppiando a mia volta a ridere.
« Sei la mia idola… », dice sarcastica Man, appoggiando le due mani al suo petto.
« L’unico problema è che sicuramente quelle dementi andranno a dirlo alla Fleurdhiver e scatterà la punizione per la sottoscritta… », dico un po’ scocciata.
« E che ci provi a darti una punizione… dopo saranno guai per quelle tre… », aggiunge Eug, infilando il grosso libro di Rune Antiche nella tracolla nera. Ci alziamo tutte e tre, dirette in classe.
***
« Ehy! », esclama Frank, tirandomi una ciocca di capelli. Sorrido, felice di rivederlo. In questo periodo non stiamo quasi mai insieme. Indossa una felpa nera dei Ramones. Finalmente lo vedo senza camicia e cravatta.
« Nuovo look? », chiedo indicando con la testa la felpa del ragazzo.
« Non ho mica solo camice e cravatte nel mio guardaroba… e tu sempre di rosa ti vesti? », mi domanda sarcasticamente, sorridendomi. Dovrei innervosirmi ma con lui riesco a mantenere più la calma. E come si fa a resistere a quei sorrisi tanto dolci?
« La voce riguardante il mio schiaffo alla Fleurin gira così velocemente? »
« A quanto pare.. avrei voluto assistere alla scena », dice affiancandomi, mentre ci dirigiamo verso l’aula di Sala Prove, dove tra poco i Black Roses avrebbero dovuto provare. Che strana sensazione risentire la sua voce.. il suo profumo… è da parecchi giorni che non ci vediamo. Sembra sia passata un eternità.
« Morgana Virginia Holmes! », esclama una voce femminile, fredda e austera. Mi blocco, sgranando gli occhi. Frankie si gira al posto mio. Sul suo volto appare una brutta espressione. Una di quelle che portano solo brutte notizie. Mi giro a mia volta e vedo la Fleurdhiver venirmi incontro, affiancata da Axel.
« Sei richiesta nel mio ufficio, immediatamente », dice severa la professoressa, squadrandomi da capo a piedi. Samantha ha aperto bocca. La pagherà cara.
Domitille e Aethereally. E chi se no? I cercatori Theastral sono stati tutti male. Svenuti? Addormentati? Avvelenati? Chi più ne ha più ne metta… le voci di corridoio girano e la mia idea rimane sempre la stessa: il duo ha colpito ancora. E credo di non essere l’unica a pensarla così. Molte altre persone si sono insospettite. Ma Cristo, aprite gli occhi… la Petiticlaire voleva entrare nella squadra di Quidditch ma la Fleurdhiver non glielo ha permesso… figuriamoci se Domitille si arrende… Mah, vedremo come andrà a finire.
« Eug… ci sei? », domando mentre i raggi del solo mattutino ci avvolgono in un caldo abbraccio. Il lago è uno splendore la mattina presto. Riflette una luce dorata bellissima. Io, Eugènie e Manon sediamo vicino al lago, immerse nei nostri pensieri, ancora mezze addormentate. Gen è particolarmente distratta in questo ultimo periodo. Soprattutto per la storia di Elias e di Gabriel. Non riesco a capire come stiano veramente le cose… e soprattutto non ho ancora ben capito se Eugènie è cotta o meno di questo Ozon. E’ strano… forse è solo una mia impressione. Ma ogni volta che si parla di lui i suoi occhi parlano da soli. E Gabriel invece? A che gioco sta giocando?
« Sì.. più o meno », risponde la ragazza, volgendomi un debole sorriso. Manon si volta di scatto e sul suo viso si disegna un bellissimo sorriso.
« Dan! », esclama verso Reeves, il quale si avvicina al nostro gruppo. Lui ricambia il sorriso, baciando dolcemente Manon sulla guancia. Eugènie saluta distrattamente il ragazzo. Io rimango in silenzio. Sono curiosa di vedere come si comporta con la sottoscritta. Lo guardo gelida, impassibile. Daniel mi lancia uno sguardo triste e appena impaurito. Mi giro dalla parte opposta, aggrottando le sopracciglia. Perché si comporta così con me? Perché ha questo comportamento così distaccato? Non credo sia una questione di simpatia… c’è qualcos’altro.
Dolore.
Una forte fitta al petto. Più potente rispetto alle solite. Porto la mano destra al cuore. Attendo qualche istante per far passare il dolore. Niente da fare. Di solito dopo poco va via. Stavolta rimane, è permanente… Stringo il mio maglione viola con la mano destra, non sopportando più quella morsa terribile… Gen nota il mio stato.
« Morg… Morg che succede?! », mi chiede preoccupata, appoggiandomi una mano sulla spalla. Manny si gira verso di me scuotendomi appena, nella speranza di una mia reazione.
Aghi… gelidi aghi infilzati nel mio cuore. I miei occhi si riempiono di lacrime. Gemo buttandomi sull’erba umida del grande prato. Vedo Daniel avvicinarsi. Il dolore si fa ancora più forte. Stringo i denti, cercando di resistere inutilmente… non riesco ad alzarmi. Non riesco più a muovermi.
« Morg!! », urla Gen scuotendomi fortemente. Manon dice qualcosa a Daniel. Non riesco a sentirla… si fa tutto più quieto. Lontano. Sfocato. Posso vedere appena Reeves prendermi in braccio e correre verso il castello.
Chiudo gli occhi.
Buio.
***
« Ecco, si sta svegliando… », sussurra una voce femminile alla mia destra. Strizzo le palpebre, riaprendo pian piano gli occhi. Una luce bianca, fortissima, mi abbaglia. Mi trovo in infermeria. Quel colore distingue la stanza di lavoro della signora Cècile. Richiudo gli occhi, brucianti. Dopo poco li riapro notando due figure alla mia destra che si fanno sempre più nitide e chiare. Eugènie e Manon mi guardano preoccupate, con occhi lucidi.
« Ci hai fatto prendere un colpo! », esclama Man saltando sul letto e stringendomi in un forte abbraccio. Sorrido appena, felice di avere ancora le mie amiche al mio fianco.
« Attenta, così le farai male Bouringer… », dice una voce familiare alla mia sinistra. Gabriel siede accanto al letto di Lorelei, la quale giace in un sonno profondo. Poveretta, anche lei colpita da quello strano scherzetto, vedo… Sorrido al ragazzo, felice di rivederlo dopo parecchio tempo. Lui ricambia il sorriso, appoggiando sul comodino un libro di vecchie pozioni.
« Chiudi il becco Ozon… », risponde gelida Manon, la quale si stacca dalla sottoscritta, per poi rimettersi vicino ad Eugènie. Quest’ultima mi guarda severa, quasi offesa.
« Allora Morg… ci vuoi spiegare che diavolo significano queste fitte improvvise al petto o no?! », dice a braccia conserte. Mi alzo a sedere, poggiando la schiena contro il muro.
« Io… », mi interrompo, indecisa se dire o meno la verità. Non voglio creare altre preoccupazioni… anche se, a questo punto, credo sia meglio dare spiegazioni.
« Ogni volta che mi arrivano queste fitte… sento un bruttissimo presentimento », comincio toccandomi il petto ora non più dolorante.
« E vorrei precisare una cosa… quando Daniel mi si è fatto più vicino, il dolore è aumentato. So che potrebbe non significare niente ma… »
« Hai fatto bene a dirlo », mi interrompe Manon, accarezzandomi la testa. Ozon mi guarda incuriosito, cercando di capire di cosa stessimo parlando.
« Non potevi dircelo prima? », domanda Eug, con tono più tranquillo.
« Non avrebbe cambiato niente… », dico alzandomi dal letto.
« Dove credi di andare? », sbotta Manon bloccandomi.
« A lezione… »
« Madame Cècile ha detto che fino a stasera non potrai alzarti da qui… », conclude, avviandosi verso la porta assieme a Gen.
« Torniamo più tardi… ci vediamo dopo », conclude Eugènie, uscendo dalla stanza, seguita da Manon. Mi rimetto sdraiata sul letto, scocciata della mia situazione. Lo sapevo anche andava a finire così… ora che tutti sanno del mio malore, si precipitano ad aiutarmi, rompendomi le scatole e preoccupandosi inutilmente. Non capiscono che queste fitte non dipendono da me, ma dalle circostanze… Si tratta di un normalissimo brutto presentimento.
« Non vai a lezione? », domando a Gabriel, il quale è rimasto in silenzio tutto il tempo.
« Fra un po’… ora non ne ho voglia… diciamo che non ne ho mai voglia », risponde fissandomi con i suoi occhi chiari.
« Che è successo all’Orange? », domando voltandomi verso di lui.
« E’ svenuta… », taglia corto il ragazzo. Il suo sguardo si fa improvvisamente preoccupato, come se sapesse qualcosa che gli altri non sanno… ma un dolce sorriso cela quell’inquieta espressione.
« Perché non mi chiedi di Eugènie? », domanda, lasciandomi di stucco. In effetti volevo saperne di più. Ma non mi aspettavo una sua spiegazione… Mi sistemo una ciocca di capelli fucsia dietro l’orecchio, drizzandomi a sedere.
« Sono tutta orecchie chéri… »
Quel ragazzo. Tanto strano ma tanto affascinante.
Gabriel.
La conversazione breve ma intensa, avuta qualche sera fa in Sala Grande mi ha lasciata perplessa. Parlare di cose così profonde con una persona che non conosco… diciamo che è stato piuttosto strano ma allo stesso tempo piacevole. Di solito non prendo molta confidenza con nessuno. Come già si sa, sono molto chiusa e abbastanza distaccata dalla gente che non conosco. Mi sono ritrovata a parlare con Gabriel della vita e del ruolo che ognuno svolge…Non ho interrotto la conversazione come avrei fatto di solito. Sono andata avanti. E mi è piaciuto molto parlare con lui. Come avevo già previsto, è un ragazzo saggio e interessante. Dopotutto è una Sfinge.
« Morg… », mi sussurra Eug, mentre con la matita in bocca, guardo fuori dalla finestra un punto fisso del lago, ripensando a Ozon.
« Ci sei?! », continua la mia amica, sempre a bassa voce. Distolgo lo sguardo dal paesaggio autunnale.
« Sì… ci sono », dico, tornando con i piedi per terra. Le lezioni della Fleurdhiver sono troppo pesanti… sfido chiunque a stare attento durante le sue ore. Beh, forse solo Manon e la sua mano velocissima, riesce a starle dietro, riempiendo il proprio quaderno di appunti. La professoressa mi guarda male, come se si fosse accorta della mia disattenzione. Quanto la odio… oltretutto frequenta Trancrède, il mio insegnate preferito, nonché uomo tremendamente affascinante. Ma la cosa più assurda sono le sue punizioni… a che scopo? Tanto gli studenti alla fine si ostinano a continuare a fare casini. Guarda quelle sceme della Petitclaire e della Viemeére ad esempio… Non sono cambiate molto. Finalmente l’ora finisce. Liberi da quella vipera. Liberi da trasfigurazione.
« Io dico che sei scemo… », dice Manon raggiungendo me ed Eug, assieme a suo fratello.
« Che c’è? Stai calma… non è detto che vada con lei… », ribatte Olivier stringendosi i libri al petto. Non ha fatto un bella mossa ad accettare l’invito di quella capra della Fleurin. Ma per favore… E poi l’ha già chiesto a Ozon mi pare, no? Magari quella scema ha intenzione di fare il doppio gioco… non mi meraviglierei…
« Guarda! », esclama Manny indicando l’Orange passare assieme a Shannyn, una ragazza delle Sfingi, vista per la prima volta alcuni giorni fa.
« Quelle sono più carine e oltretutto della tua casa! », esclama Man a braccia conserte leggermente nervosa. Lascia che Ollie faccia quello che vuole… tanto non credo sia così ottuso di andare al ballo con la Fleurin. Alla fine le darà buca, andando con qualcun’altra.
« Tranquilla, secondo me ha già in mente qualcosa di diabolico tuo fratello… », dico guardando il ragazzo dai capelli biondi, il quale si lascia sfuggire un sorriso. Già, come non detto.
« Aaah… », gemo, stringendomi il petto con una mano. Eug, Manon e Olivier si fermano a guardarmi perplessi.
« Tutto bene… era solo una fitta, ora è passata… », concludo, tornando a camminare. Eug mi blocca per un polso. So che non mi credono, so benissimo che dovrei raccontare tutto ma…
« Morg, non l’hai dai a bere a nessuno… », dice Gen, penetrandomi con i suoi occhi blu. Sospiro, cercando di fare l’insofferente… Divincolo il mio polso dalla sua presa.
« Eug, va tutto bene, davvero… »
« Non è la prima volta, vero? », mi domanda con voce più bassa la mia amica, lasciandomi di sasso. Allora l’aveva già notato anche lei… Quella maledetta sensazione di panico. Un brutto presentimento. Che non passa.
« Andiamo… », concludo, facendola breve. Non voglio far preoccupare nessuno, non voglio che succeda come per la mia voce. Percorro alcuni tratti di strada da sola, pensando a quella terribile morsa che a volte colpisce il mio petto. Eugènie ha già capito tutto. Forse domani le spiegherò la mia situazione. I miei pensieri vengono interrotti da grida e confusione. Provenivano dal corridoio accanto a me. Svolto di corsa l’angolo e vedo due coppie di ragazze combattere, munite di bacchette e cattiveria. Dom e Aeth, contro Shannyn e Lorelei. Theastral vs Sfingi. Strano a dirsi ma io tifavo per quest’ultime, nonostante non siano della mia casa… piuttosto di sostenere quelle cretine combina guai. Rimasi lì, appoggiata a una colonna a braccia conserte, con un sorrisino divertito stampato sulle labbra, gustandomi la scena, curiosa di vedere come sarebbe andata a finire… e quella stupida di una Fleurdhiver mi rovina tutto, accidenti! Chissà che altra inutile punizione ha intenzione di dare…
« Ahaha, dai non ci credo! », esclama Manon, mentre le racconto divertita l’accaduto, nei nostri dormitori, mentre ci prepariamo per la cena. Mi sono trasferita da loro, in camera con Domitille e company non potevo di certo restare!
« Uffa non è giusto, la prossima volta dobbiamo esserci anche noi! », esclama la ragazza pettinandosi i lunghi e morbidi capelli biondi. In effetti aveva ragione… in questo periodo non sta succedendo niente di particolarmente entusiasmante… A parte il ballo e Frankie, ovviamente. Queste giornate stanno prendendo una piega piuttosto noiosa.
« Ci vuole un po’ di spargimento di sangue! », continua agguerrita Manon, riordinando la divisa scolastica dentro all’armadio.
«Hai ragione, la prossima volta picchieremo anche noi », dico divertita, infilandomi un maglioncino fucsia decorata da piccoli teschi neri, nella parte sinistra del seno. Eugènie ci guarda silenziosa, forse ancora preoccupata per la storia della mia fitta al petto…
« Ma da che parte stare? Theastral o Sfingi… questo è il problema… », dice con tono intellettuale Manny, la quale si butta sul letto, aspettando che io ed Eug fossimo pronte, per scendere a cena.
« Ehy filosofa, che domande!? Se si tratta di dover stare con Domitille e Aeth staremo sicuramente con le altre due Sfingi! », dico buttandomi sul letto assieme a Man.
« Eugènie Renaissance, a te la parola! », esclama la mia amica, mantenendo quel tono tanto buffo. Eug esce dal bagno, in tutto il suo splendore, dando il meglio di sé nel suo abbigliamento, come sempre del resto.
« Centauri! », esclama Gen, buttandosi addosso a me e a Manny. Scoppiamo a ridere, schiacciate dalla nostra amica.
« Tutte con la Fleurin! E viva le galline fashion! », esclama Eug, scoppiando a sua volta a ridere. Ci mancano solo le tre oche della scuola…
Manon sta meglio. In questi giorni era piuttosto cupa e fredda con tutte. La vedevo distaccata e non le si poteva dire niente che andava su tutte le furie. Si sentiva la nostra lecchina… o una cosa del genere. Pensava che io fossi superiore. Stiamo scherzando? Innanzitutto nell’amicizia non devono esserci queste differenza tanto assurde. Io non mi sono mai sentita superiore alle mie amiche. Agli altri spesso sì. Ma a Manon, per esempio, non mi è mai passato per la mente una cosa del genere… grazie ad Olivier, io ed Eug abbiamo trovato Manny seduta vicino al caminetto, tutta sola e abbiamo chiarito la situazione... e come al solito siamo finite a fare le deficienti. Tutto è andato per il meglio… Anche se le cose per me stanno prendendo una piega piuttosto strana. Grigia. Come il cielo in questo periodo. A volte avverto una strana sensazione pugnalarmi il cuore. Sento la lama gelida di un pugnale trapassarmi il petto… quel dolore così intenso ma allo stesso tempo così breve, di pochi secondi. Ogni volta che succede rabbrividisco, spaventata. Non riesco a capire cosa significhi, di che si tratta… non credo che la cosa sia collegata alla mia voce, nonostante la gola mi continui a bruciare terribilmente. Se quest’ambiguità continua, credo la confiderò a qualcuno… ora però non voglio preoccuparmi troppo.
Pizza. Pizza margherita, ai wurstel, alla rucola, ai funghi… cibo babbano. Era da parecchio che non assaggiavo tale delizia. Adoro la pizza. E’ il mio cibo preferito. Mi servo un altro spicchio di margherita, mentre parlo affiancata dalle mie amiche. Fuori diluvia, a volte le conversazioni vengono interrotte da tuoni fortissimi, accompagnati da lampi accecanti.
« Ecco che arrivano le oche di turno… ahah, vestite di nero! », esclama Gen, indicandomi il trio di fashion che si dirige al tavolo dei Centauri. Tutte con un espressione piuttosto imbronciata in volto. Poverine, Aethereally vi ha fatto due piccoli scherzetti? Oh, quanto mi dispiace. Soprattutto per Samantha, dev’essere stato davvero un trauma per lei essersi rovinata la sua maglietta tanto costosa.
Pena.
Semplice e purissima pena.
« Fanno ridere, vero? », ci chiede Elias raggiungendo il nostro tavolo.
« Almeno così si confondono con la gente normale… », aggiungo ingoiando l’ultimo pezzo di pizza rimasto.
« Ci mancavano solo quelle tre battone », ringhia Manon guardandole disgustata. Le ha fatto una bella scenata una volta… un pieno di parolacce a tutt’andare. Anche il trio di Fleurin and Company non scherza però. Schifosamente maleducate, tutte e tre.
« Morg… », una voce inconfondibile che i questi giorni ho sentito ben poco purtroppo. Frank si avvicina al tavolo sorridendomi. Indossa una felpa grigia con al centro un teschio nero. I jeans troppo larghi lasciano intravedere i suoi boxer neri… il ragazzo si mette a braccia conserte, rabbrividendo appena. Era piuttosto freddo anche nel castello.
« Ti va di uscire? », mi chiede guardandomi con quegli occhi tanto belli. Eugènie fa una smorfia, scambiando uno sguardo confuso ad Elias.
« Ehm… non so se hai fatto caso all’uragano che c’è… », dico sarcastica, perdendomi nei suoi occhi verdi. Una strana voglia di uscire sotto la pioggia mi invase. Saluto le mie amiche schiocchiando loro un sonoro bacio sulla guancia.
« Guarda che sono gelosa! », esclama Manon, riferendosi a Frankie. Scoppio a ridere, dirigendomi assieme a Delonge verso l’uscita. Passiamo tra le lunghe tavolate Theastral e Sfingi. In quest’ultima rivedo Gabriel, dopo parecchio tempo. Le Sfingi sono strane… hanno un non so che di misterioso… soprattutto Ozon, il quale non sta tanto simpatico alle mie due amiche. Invece io continuo a pensare che sia una persona interessante. Chissà.
Improvvisamente sento il tocco della calda mano di Frank afferrare la mia. Il mio cuore inizia a battere forte e un piacevole calore si espande sulle mie gote.
« Ti perdo con tutto questo casino… », dice il ragazzo, voltandosi verso di me. Gli sorrido come risposta, con le guance ancora arrossate. In Sala Grande regna la confusione totale. La pizza deve aver mandato fuori di testa parecchia gente. Incrocio Lorelei che per poco non mi salta addosso, inciampando su non so cosa. Ormai quella ragazza la incontro così spesso che ogni volta che ci vediamo ci salutiamo. E’ tanto buffa, devo dire che mi sta simpatica. Oddio, Morgana Holmes che dice una cosa del genere? Soprattutto riguardo a una Sfinge che conosce di vista? Qualcosa dentro di me si sta muovendo, si sta trasformando. Probabilmente il mio cuore di ghiaccio a forza di star vicino a persone che mi vogliono bene, si sta sciogliendo… Nel mio profondo sono sempre stata una persona dolce con chi se lo merita.
« Eccoci arrivati… », dice Frank mentre usciamo dal castello, avvolti nelle nostre giacche e sciarpe. Il ragazzo inaspettatamente tira fuori la sua bacchetta e, puntandola verso alcuni cespugli che affiancano il lago, pronuncia:
« Vegetario Criscendo! », dalla punta della sua bacchetta si apre un vortice di brillanti verdi smeraldo che vanno contro ai piccoli cespugli, trasformandoli in una specie di tana, composta da erbacce e piante arrampicanti, tutte attorcigliate.
« Bel trucchetto! », esclamo stupita, fissando il risultato dell’incantesimo di Frankie. Senza dire una parola, il ragazzo mi trascina in una corsa sotto la pioggia, verso il piccolo rifugio di piante, tenendomi ancora per mano. Non me ne sono accorta… le nostri mani ancora unite e il mio cuore non ha rallentato i battiti. Arriviamo a destinazione, sedendoci nel piccolo rifugio creato dal ragazzo.
« Tanto alla fine ci siamo bagnati lo stesso… », dico. Lui sorride. Quel suo gesto così dolce che gli illumina il volto… adoro quando mi sorride.
« Volevo passare un po’ di tempo da solo con te per… parlare un po’… in questi giorni sono stato molto impegnato con la band e la scuola… », dice guardandomi. Rimango alcuni attimi in silenzio imbambolata, persa nei suoi occhi tanto profondi, tanto speciali. Si capisce che non lo vedo da un po’. In questo periodo mi è mancato molto, se non fosse per Eugènie e Manon non sarei di buon umore.
« Mi sei mancato… », dico con un filo di voce. Quanto vorrei dirtelo in un altro modo… quanto vorrei urlare al mondo che ti amo.
« Anche tu… », dice con un altro sorriso. Troppo buono, troppo dolce… ogni volta che sto con te mi sento in paradiso, anche in una giornata grigia come questa. Per te è lo stesso, Frank? Quando stai con me sei felice? Perché io non mi sento di donarti tanto. Sei sempre tu a venirmi incontro. Sei sempre tu ad aiutarmi.
E io?
Io cos’ho da darti?
Il mio cuore.
« Ho trovato un vestito per il ballo troppo strano… rimarrai a bocca aperta », dice, perdendo il suo sguardo in quella fitta pioggia d’autunno.
« Eehe… anche il mio è molto particolare… tutto merito di Eug… »
« La Renaissance? Oddio quella mi odia… », esclama con aria scocciata.
« Diciamo che ti sopporta poco… però è mia amica, se la conosci bene è una bellissima persona »
« E chi la vuole conoscere quella?! », esclama ridendo. Lo fulmino con lo sguardo, colpendolo con un pugno alla spalla.
« Non ti conviene provocarmi Holmes… », dice, avvicinandosi. Scoppio a ridere, divertita dalla finta faccia imbronciata del ragazzo.
« Se no che succede? », provoco, tirandogli un altro pugno.
« Questo! », esclama cominciando a farmi il solletico. Mi butto per terra, attorcigliandomi dalle risate. Scappo dalla piccola tana, infischiandomene della pioggia. Frankie mi segue, rincorrendomi per tutto il parco infangato. Rido. Felice. Come una matta qualunque che corre sotto un uragano. Con un qualcosa che mi differenzia: un vero sorriso.
« Scema, guarda che hai combinato! Alla fine ci siamo bagnati lo stesso… », farfuglia con i fiatone. Scoppio a ridere, strizzando parte della mia minigonna viola, impregnata d’acqua.
« Vado a cambiami che adesso ho le prove con i BR… sono già in ritardo… ci vediamo piccolina », dice scompigliandomi i capelli bagnati. Lo saluto, avviandomi verso la porta d’ingresso della Sala Grande, ormai svuotata. Gocce di pioggia gelide rigano ancora la mia pallida pelle. Cerco di passare inosservata, inutilmente date le mie condizioni. Rabbrividisco, infreddolita. Mi avvicino al caminetto acceso. Seduto sulla poltrona vicino al focolare, siede un ragazzo. Gabriel Ozon. Mi guarda confuso, mentre cerco di riscaldarmi vicino al caminetto.
« Tutto bene? »
Il ballo si fa più vicino e ogni giorno saltano fuori novità. Sembra che questa festa, oltre ad essere un evento storico dato che il trio delle deficienti rovina tutto quest’anno anno ha pensato di darsi una calmata (anche se non ne sono poi così sicura dato che secondo me la mia perdita di voce deriva da loro…), sia anche un momento importante per il ripristino di coppie spente o addirittura per il rinnovo di certe coppie… Girano mille voce su me e Frank, credo che la nostra sia la coppia più parlata di tutto l’istituto dato che Delonge è l’ex di Domitille… il problema è che io e lui non stiamo insieme. Mi piacerebbe tantissimo ma per il momento non è ancora successo niente, non gli ho ancora confessato i miei sentimenti (attendo la mia voce) e stessa cosa anche lui… anche se alla Città delle Rose stavamo per baciarci. Sono sicura che arriverà il momento giusto. Magari durante il ballo, chi lo sa… sarà molto romantico, nonostante si tratti di Halloween.
Cammino assieme ad Eugènie e a Manon per i corridoi del freddo castello di Beauxbatons. Ci infiliamo in Sala Grande, intente a studiacchiare Pozioni ed erbologia per il giorno successivo. In questo periodo ci stanno riempiendo di verifiche di interrogazioni. I miei voti stanno precipitando giorno dopo giorno… sarà un po’ tutta questa storia del ballo a non farmi pensare allo studio.. o forse semplicemente sarà che sto trascorrendo giornate bellissime assieme alle mie amiche e a Frank… Ci sediamo a un tavolino vicino alla finestra, circondato da divani e poltrone, riempiti da altri studenti immersi nella lettura o nello studio. Il mio sguardo ricade su un ragazzo mai visto prima, dagli occhi grandi e celesti. Me ne hanno un po’ parlato, dicono che abbia tentato di scappare più volte dalla scuola ma è sempre stato rimandato qui, in qualche modo.
« Eccolo è lui… Gabriel Ozon… », mi sussurra nell’orecchio Eug. Manon apre svogliata il grande libro di erbologia, recuperando fogliettini sparsi per tutto il volume, su cui sopra erano scritti gli appunti. Povera Man, mi ha raccontato il perché della sua assenza alla Città delle Rose. Tutta colpa di quella Viemeére e di un suo pugno. Mi è dispiaciuto tantissimo non esserle potuta stare vicina durante il momento del bisogno. Ci vorrebbe una bella vendetta, ma credo stia a Manon decidere come procedere…
« E basta parlare di Ozon, tutte a guardarlo… quella battona di Samantha se l’è già portato via! Come diavolo avrà fatto poi… Gabriel mi sembrava più intelligente », sussurra infastidita Man, con una matita fra le dita. Rimango a guardare il ragazzo curiosa… mi sembra così maledettamente tranquillo ma allo stesso tempo strano...
« Ma con la Fleurin sarà una cosa veloce… dai lo sanno tutti », ci bisbiglia Eug, sistemandosi una ciocca di capelli biondi dietro l’orecchio e facendosi più vicina.
« Mi sembra un ragazzo interessante », dico distogliendo finalmente lo sguardo da Gabriel, il quale è immerso in una profonda lettura.
« No… è affascinante », mi corregge Eug con un sorrisino. Io rimango della mia idea. Mi pare più interessante, ricco di risorse e di buon pensiero che affascinante.. non che sia un brutto ragazzo ma il suo atteggiamento, nonostante non lo conosca, mi porta a pensarla in questo modo. Tutto quel parlare viene interrotto dalla carissima Samantha, la quale, assieme alle sue due scagnozze, Deborah e Natasha, viene incontro al nostro tavolo, con espressione furente. I suoi tacchi rimbombano per tutta la stanza e una brutta sensazione mi invade. Lancio un’occhiata confusa alle mie amiche, le quali ricambiano. La Fleurin che a passi svelti si dirige verso di noi?! Oltretutto con occhi infuocati? Cos’avremmo mai fatto di male… oh, già: non siamo delle fashion girl ricche e viziate come lei. Che sacrilegio.
« Morgana cara… », dice Samantha fermandosi davanti al nostro tavolo, con le braccia conserte. Mi scappa da ridere ma cerco di trattenermi.
« Io e le mie compagne volevamo farti solo una precisazione. Smettila di vestirti di rosa, di viola o di fucsia perché quei colori non ti appartengono. Sono NOSTRI. E’ chiaro?! », dice con voce più alta squadrandomi dalla testa ai piedi. Le altre due deficienti dietro, annuiscono con espressione beota.
« Ah… e tre oche come voi me lo dovrebbero impedire? », la mia risposta crea abbastanza stupore nelle vicinanze. Vedo Eug guardarmi con la bocca aperta e Manny ridere a più non posso.
« Che diavolo ridi tu?! », urla la più bassotta delle tre, una certa Natasha Roses… Manon non risponde, intenta a trattenere le risate. Credo nessuno abbia mai avuto il coraggio vero e proprio di provocare Samantha, la più temuta per le sue risposte brevi e velenose date dalla sua lingua biforcuta. Credo che solo Domitille e company abbia avuto il fegato di fare una cosa simile.
« Cosa hai detto scusa? », mi chiede la Fleurin, su tutte le furie.
« Oddio, scusami, è vero che hai problemi lessicali, attenta a quello che sto per dirti: non. Rompermi. I. Coglioni », dico parlando lentamente, in modo che la povera ragazza dal cervello vuoto, possa capire.
« Brutta stronzetta, non fare tanto la grande che non hai più voce… ah forse perché qualche genio ha pensato di farti tacere per l’eternità? »
« Samantha non toccare quel tasto… », dico cercando di trattenermi. Stavo per risponderle molto volgarmente ma mi trattengo. Non la sopporto dal primo giorno che l’ho vista. E’ una gallina senza neuroni.
« O forse perché non sai cantare? La piccola Petiticlaire ha molto più talento di te.. lo sa anche Delonge evidentemente… », continua, senza fermarsi. E tutto quel veleno inizia a fare effetto. Il mio cuore per un attimo smette di battere, ripensando al casino che è successo. Non doveva andare sull’argomento, non doveva toccare Frank…
« Ma smettila… possibile che sai solo sputare veleno su tutti? Ma perché sto perdendo tempo con te? », dico sbuffando, annoiata da quella conversazione così infantile, iniziata da una mente difettosa.
« Ehy, calma! », esclama Frankie, raggiungendoci. Era da parecchio che non lo vedevo. Gli sorrido, tutto d’un tratto di nuovo felice.
« Fallita! », mi urla dietro Samantha sogghignando.
« Brava continua così. Sono tre sillabe Sam, complimenti. Aggiornami sulla ricerca del cancro! », dico alzandomi dal tavolo. Saluto le mie amiche ed esco in giardino assieme a Frankie, lasciando quelle tre beote là da sole, impalate. Ci dirigiamo vicino al laghetto, mezzo deserto.
« Scusami per alcuni giorni fa… alla Città delle Rose… », dice il ragazzo, con un lieve imbarazzo nella voce. Arrossisco ripensando a quello che era successo. Quel bacio incompiuto.. interrotto. Seguono attimi di silenzio. Non so cosa rispondere, cosa dire… arrossisco, provando ad iniziare un discorso sensato che viene subito interrotto da Lorelei, un’amica di Angie, mi pare.
« La Fleurdhiver e Tancrède stanno di nuovo insieme! Dovevo assolutamente dirvelo… », esclama con il fiatone per aver corso da una persona all’altra a diffondere la notizia. Sorrido ancora leggermente imbarazzata, alzandomi da terra assieme a Frank.
« Interessante! », esclama lui sarcastico. Il suo viso si fa più vicino al mio. Tu-tum. Tutto così veloce… le sue labbra sulla mia pelle. Il suo bacio sulla guancia che mi fa battere forte il cuore.
« Ci vediamo piccolina… », dice allontanandosi con un sorriso. Lorelei mi sussurra qualcosa che io ovviamente non sento. In quel momento ero altrove.

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